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Blera

Escursioni

Distanza da
Barbarano Romano
5,8 Km

Blera

Stemma di Blera


Blera è un comune con 3.313 abitanti in provincia di Viterbo.

  • Storia

Le origini di Blera sono databili intorno all'VIII sec a.C., come dimostrano le numerosi necropoli site intorno all'abitato. Sebbene sul pianoro della città siano stati rinvenuti resti attribuibili ad un importante insediamento della tarda età del bronzo, l'abitato storico non sembra prosperare in diretta continuità con quello. Infatti solo dopo un periodo di apparente abbandono del territorio (X-IX secoli a.C., periodo iniziale del Primo Ferro, in cui la maggior parte della popolazione concorre a formare i centri protourbani costieri), è documentata la nuova e prolungata fase di occupazione dello sperone di roccia tufacea alla confluenza di due torrenti: Biedano e Ricanale. Il nome latino Blera, citato da diverse fonti dell'epoca (Strabone, Plinio, Tolomeo, Tabula Peutingeriana), si conserva fino al Medio Evo quando troviamo Bleda, quindi Bieda, fino al 1952, allorché la città riassume il nome originario.
Il periodo più importante del paese è certamente quello etrusco, nell'epoca arcaica (VII-V secolo a.C.), quando, sotto l'influenza di Tarquinia e poi di Cerveteri, raggiunge quella floridezza, che viene dimostrata dalle vaste necropoli che lo circondano. In quell'epoca Blera si trovava in corrispondenza di un crocevia di itinerari che collegavano Cerveteri e Tarquinia ad altre città dell'interno, come Norchia, Tuscania, Castel d'Asso, Volsinii (Orvieto), Veio. L'importanza di Blera continuò anche durante l'età Repubblicana ed Imperiale Romana, quando era attraversata dall'antica via Clodia, strada consolare che percorreva la Tuscia collegando a Cosa. Di questa via, oltre a diversi tratti incassati nel tufo restano i due ponti (del Diavolo e della Rocca) rispettivamente del I e II secolo a.C. In epoca imperiale Blera fu elevata al rango di Municipio ed ebbe quindi suoi propri magistrati. Di quel periodo sono diversi mausolei e numerosi resti di ville rustiche disseminati nella campagna circostante. Con la caduta dell'Impero Romano inizia anche la decadenza della città.
Blera fu tra le prime diocesi ed ebbe propri vescovi dal 457 al 1093, quando venne unita alla diocesi di Toscanella (odierna Tuscania); nel 1192 fu unita a quella di Viterbo. La tradizione indica in San Vivenzio (odierno protettore del paese) il primo vescovo. A Blera visse anche, tra il IV e V secolo San Sensia Martire.
A Blera è nato papa Sabiniano (604-606); per qualche tempo si è ritenuto di Blera anche Pasquale II (1099-1118), di Bleda in Romagna (si veda la permanenza del toponimo urbano di Piazza dei Papi).
Nel 772 subì la prima distruzione, dopo un assedio, da Re Desiderio, per risposta a Papa Adriano I che aveva richiesto la restituzione dei territori occupati dai Longobardi. Dal XIII al appartenne alla famiglia Di Vico. Nel 1247, per rappresaglia contro questa famiglia, l'esercito di Federico II, comandato da Alessandro Calvelli, nel quadro delle lotte tra Guelfi e Ghibellini, la distrugge. Dopo l'estinzione dell'ultimo membro di questa famiglia Blera viene data in feudo, nel 1400, da Bonifacio IX ai conti Francesco e Nicola Anguillara. Dopo la deposizione dei loro successori, per dissidi con Papa Paolo II, nel 1465, la città rimarrà sotto la reggenza della Santa Sede fino al ; del 1515 è il primo degli Statuti Comunali rimasti. Nel 1516 il papa Leone X la dona, come feudo, a Don Lorenzo Anguillara di Ceri e sotto questa famiglia rimarrà fino al 1572, anno della morte senza eredi del figlio di Lorenzo, Don Lelio. Da allora fino al 1870 sarà governata dalla Camera Apostolica.
Con l'avvento del Romanticismo e la rivalutazione delle civiltà antiche, il paese viene descritto in diverse pubblicazioni sugli Etruschi, di cui la più famosa resta quella di George Dennis, The cities and cemeteries of Etruria. Nel 1914 è meta di una missione archeologica tedesca, che pubblica un approfondito studio sulla città, quindi a cavallo degli anni '50 e '60 l'Istituto Svedese di Studi Classici, anche con la partecipazione diretta del Re di Svezia, Gustavo Adolfo VI, inizia uno studio sistematico che porterà alla valorizzazione del villaggio protostorico ed etrusco di San Giovenale e di quello di Luni sul Mignone.

  • La festa patronale

Alla fine del XIII secolo abbiamo notizie solo di due chiese: S.Maria Assunta e San Senzia. Non si ha notizie di chiese intitolate a San Vivenzio. Il primo documento sul santo si ha nel 1471 da papa Sisto IV che invita i blerani ad onorare più degnamente le reliquie del santo, qualche anno dopo più precisamente il 17 Aprile del 1480 la popolazione commissiona agli orafi Russolini di Viterbo due reliquiari argentei uno a forma di busto con la faccia del santo e l'altro a forma di braccio benedicente. Invece negli statuti del comune la prima citazione di San Vivenzio e nel 1515 dove viene considerato Patrono ufficiale del comune insieme ai compatroni Ermete,Sensia e Nicola di cui oggi si festeggiano Sant'Ermete l'ultima domenica di Agosto anche se in realtà secondo i calendari eclesiastici viene festeggiato il 28 agosto e sempre nella provincia di Viterbo Ermete e considerato patrono anche di Ischia di Castro e Acquapendente. San Senzia è il 25 maggio anche se ormai non si festeggia più, ma rimane solo una piccola chiesetta ad esso intitolata. Invece è andato perduto definitivamente il culto di San Nicola che di calendario è il 6 Dicembre forse abolito poiché la sua festa era a pochi giorni da quella del Patrono Vivenzio, ma anche a esso è intitolata una bellissima chiesa ormai sconsacrata in via Roma. Dopo la chiusura del Concilio di Trento abbiamo la prima preoccupazione dei blerani poiché il papa Gregorio XIII ordina la cancellazione dei Santi locali se di loro non si ha notizie scritte . Infatti il 1 Giugno 1573 mandato dal papa viene in visita pastorale il vescovo di Rieti Alfonso Binarino che vista la chiesa e le reliquie e la grande fede dei blerani ordina al parroco di Blera Don Domenico di scrivere attraverso le testimonianze la vita e le opere di San Vivenzio e trasmetterle con sollecitudine in busta sigillata al vescovo diocesano De Gambara, e cosi si salvò il culto de santo. Scorrendo ancora le pagine degli statuti e dei verbali comunali troviamo la prima festa dell'11 dicembre (Dies natalis) dove il comune è obbligato a fornire cera e denaro per la riuscita della festa. Questa festa prevedeva l'elezione di un signore della festa che la organizzava. Il programma riguardava le messe, la musica della banda, il pranzo, la corsa dei cavalli e la processione. Alle processioni di San Vivenzio nel 1500 partecipavano tutti i fedeli con la banda e la confraternita che portava il busto del santo.questi documenti e menzionata la compagnia della frusta o confraternita del Gonfalone che successivamente il vescovo di Viterbo Paolucci il 29 luglio 1881 pose sotto la protezione di San Vivenzio e la ribattezzo con il nome Confraternita del gonfalone e di San Vivenzio. La prima notizia sulla chiesetta di Norchia (La Grotte) e nel 1566 grazie a una lapide situata sulla porta di accesso del “cunicolo” che collega la chiesa alla grotta e si suppone che questa data sia l'anno in cui la chiesetta sia stata aperta al culto.
Il Programma religioso della festa in questi ultimi anni è il seguente
8 Dicembre ore 18 Esposizione Braccio reliquiario di San Vivenzio inizio vespri 9e10 Dicembre ore 18 Vespri 11 Dicembre-San Vivenzio ore 4 Sveglia della banda musicale ore 5 Veglia di preghiera ore 5,30 Esposizione del Busto reliquiario di San Vivenzio a seguire SS Messa ore 6,30 Pallone aereostatico e spettacolo pirotecnico ore 8,00 SS Messa ore 10 SS Messa e solenne processione 12 Dicembre ore 18 Vespri Finali e rimissione delle reliquie di San Vivenzio



"Blera." Wikipedia, L'enciclopedia libera. 9 lug 2009, 11:57 UTC. 23 lug 2009, 20:44
< http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Blera&oldid=25251811>.


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